Linkiesta

Rompere il ghiaccio: il petrolio russo trova nell'Artico una rotta più corta verso i mercati asiatici

Un nuovo terminal petrolifero a Sever Bay, sulla penisola del Taymyr, offre a Mosca un collegamento più diretto con gli acquirenti asiatici, riducendo l'esposizione a passaggi marittimi controllati da altri paesi. I dati satellitari Copernicus e il tracciamento delle navi mostrano che il progetto è già operativo

di Piero Boccardo

Il 5 settembre 2026 Rosneft ha annunciato l’avvio operativo di Vostok Oil, il suo progetto petrolifero artico da 52 licenze e 13 giacimenti sulla penisola del Taymyr, con riserve stimate oltre i 7 miliardi di tonnellate di greggio di alta qualità. Il progetto comprende un oleodotto di 790 chilometri, con un tratto sottomarino di 6 chilometri sotto il fiume Enisej, protetto da un frangiflutti che consente la navigazione tutto l’anno. La produzione dichiarata è di 30 milioni di tonnellate entro fine 2026, fino a 100 milioni a regime. Le immagini satellitari Copernicus e i dati di tracciamento navale mostrano che l’annuncio non è propaganda: il terminal di Sever Bay è già in funzione, e le prime petroliere hanno già caricato ed è già partito il primo carico verso i mercati asiatici.

Le tre fasi di Sever Bay

Tre acquisizioni Sentinel-2 sullo stesso punto della baia raccontano, in sequenza, la costruzione dell’impianto. Nella fase iniziale il sito è ancora un piccolo insediamento con una pista sterrata: sul lato dove sorgerà il terminal non c’è alcun impianto industriale, la baia è libera da imbarcazioni. Nella fase di cantiere il quadro cambia radicalmente: sul lato destro della baia prende forma un’area di cantiere estesa, e nella baia è ormeggiata una fila ordinata di circa dieci imbarcazioni, coerente con il viavai necessario a costruire un impianto industriale in un luogo dove non arriva nessuna strada. Nella fase operativa il cantiere è diventato un impianto riconoscibile, con serbatoi di stoccaggio allineati e una viabilità interna completa; la baia, che nella fase precedente ribolliva di traffico, è tornata quasi deserta, con una sola nave ormeggiata al molo, il segno tipico di un terminal che ha smesso di ricevere materiali da costruzione e ha iniziato a caricare greggio.

Sever Bay, fase iniziale

Sever Bay, fase iniziale. Il piccolo insediamento originario e una pista sterrata; sul lato dove sorgerà il terminal non c’è ancora alcun impianto industriale, e la baia è libera da imbarcazioni. Credito: Sentinel-2, Copernicus.

Sever Bay, cantiere in corso

Sever Bay, cantiere in corso. Sul lato destro della baia prende forma un cantiere esteso; nella baia è ormeggiata una fila ordinata di circa dieci imbarcazioni, compatibile con il viavai necessario a costruire un impianto industriale in un luogo dove non arriva nessuna strada. Credito: Sentinel-2, Copernicus.

Sever Bay, terminal operativo

Sever Bay, terminal operativo. Il cantiere è diventato un impianto riconoscibile, con serbatoi di stoccaggio allineati e viabilità interna completa; la baia, che nella fase precedente ribolliva di traffico, è tornata quasi deserta, con una sola nave ormeggiata al molo. Credito: Sentinel-2, Copernicus.

Le petroliere in rotta

Il tracciamento AIS via MarineTraffic conferma che il terminal sta già movimentando carichi. La Valentin Pikul, petroliera Aframax a bandiera russa (69.323 tonnellate di portata lorda, circa 506mila barili), è arrivata a Sever Bay il 3 settembre 2026 dopo essere salpata il 30 agosto, con un pescaggio di 10,3 metri: ha caricato il primo carico documentato di Vostok Oil. La Akademik Gubkin, petroliera Suezmax (112.909 tonnellate di portata lorda, circa 824mila barili), risultava il 21 agosto all’altezza dello stretto di Bering, in rotta dichiarata verso Sever Bay dopo la partenza dell’11 agosto, con arrivo stimato attorno al 5 settembre: un viaggio di circa 5.600 chilometri lungo la Rotta del Mare del Nord a una velocità di crociera di 10,3 nodi. In entrambi i casi la posizione riportata è l’ultima trasmissione AIS ricevuta, non una posizione in tempo reale.

Scheda MarineTraffic della Valentin Pikul

Scheda MarineTraffic della Valentin Pikul, petroliera per greggio a bandiera russa. La posizione riflette l’ultima trasmissione AIS ricevuta al momento dello screenshot, non necessariamente la posizione in tempo reale. Credito: MarineTraffic.

Scheda MarineTraffic della Akademik Gubkin

Scheda MarineTraffic della Akademik Gubkin, petroliera per greggio a bandiera russa, posizionata al largo dello stretto di Bering. Il dato è del 21 agosto 2026, via AIS satellitare: non è una posizione in tempo reale, ma l’ultimo punto noto lungo la rotta della nave. Credito: MarineTraffic.

Una rotta artica più corta

Il vantaggio geografico del nuovo terminal si misura per differenza. Da Sever Bay, la Rotta del Mare del Nord porta a Ningbo, in Cina, in circa 10.800 chilometri. Dal terminal norvegese di Sture, di Equinor, lo stesso arrivo via Canale di Suez richiede circa 19.600 chilometri: il 45% in più. Alla velocità di crociera tipica di una petroliera, circa 14 nodi, la differenza si traduce in 17 giorni di navigazione contro 31, un risparmio di circa due settimane per viaggio.

Confronto tra la rotta artica da Sever Bay e la rotta via Suez da Sture

Sever Bay via Rotta del Mare del Nord (in blu) contro il terminal norvegese di Sture via Canale di Suez (in rosso tratteggiato), stesso arrivo a Ningbo, Cina. Distanze calcolate come somma di tratte geodetiche lungo punti di passaggio realistici, non in linea retta. Credito: elaborazione dell’autore su dati Natural Earth, proiezione Mercator.

Quanto vale il risparmio

Tradotto in costi, il risparmio per la Valentin Pikul è di circa 270mila dollari di carburante sui 14 giorni di differenza, più circa 400mila dollari di pedaggio del Canale di Suez evitato: circa 670mila dollari a viaggio, pari a 1,30 dollari al barile. Per la Akademik Gubkin, più grande e quindi con consumi giornalieri maggiori, il risparmio totale stimato è di circa 766mila dollari a viaggio, pari a 0,93 dollari al barile. Su una produzione di 30 milioni di tonnellate annue, circa 219 milioni di barili, anche un risparmio conservativo di un dollaro al barile equivale a circa 219 milioni di dollari l’anno.

Perché la rotta russa conta

Vostok Oil non è solo un giacimento: è un pezzo della strategia russa per costruire un accesso diretto ai mercati asiatici, Cina, India, Indonesia, indipendente dai punti di passaggio monitorati dall’Occidente. Fino a oggi l’esportazione del greggio russo sotto sanzioni ha fatto leva soprattutto sulla shadow fleet e sui trasferimenti nave-nave in acque internazionali, tattiche difficili da tracciare ma anche difficili da scalare. Un’infrastruttura logistica interamente russa, che evita Suez e il Capo di Buona Speranza, è un salto di qualità diverso: sposta la competizione tra grandi potenze nelle acque artiche, dove resta comunque fisicamente tracciabile dal monitoraggio satellitare.

Nota metodologica

Le posizioni AIS riportate da MarineTraffic sono l’ultima trasmissione ricevuta al momento della rilevazione, non una posizione in tempo reale: la nave può essersi già spostata rispetto al punto indicato. Le distanze tra i terminal sono calcolate come somma di tratte geodetiche lungo punti di passaggio realistici delle rotte marittime, non come distanza in linea retta. Le stime di risparmio combinano un prezzo del carburante verificato (VLSFO, circa 680 dollari a tonnellata, Rotterdam, fonte Ship & Bunker) con consumi giornalieri stimati secondo standard di settore (28 tonnellate al giorno per una Aframax, 38 per una Suezmax) e un pedaggio Suez stimato attorno ai 400mila dollari a transito: sono cifre di scenario, non dati verificati caso per caso. Il calcolo esclude inoltre i costi di scorta rompighiaccio lungo la Rotta del Mare del Nord e i costi di noleggio delle navi, quindi va letto come una stima del vantaggio massimo possibile, non come un margine netto garantito.


Fonti: immagini satellitari Sentinel-2, Copernicus; dati di tracciamento navale MarineTraffic (AIS); The Maritime Executive; Luxembourg Times; OilPrice.com; dati vettoriali Natural Earth; prezzi bunker Ship & Bunker; dati sul terminal di Sture per confronto, Equinor. Elaborazione cartografica e statistica a cura di Piero Boccardo, Politecnico di Torino. Pubblicato su Linkiesta, 15 settembre 2026.