Il Friuli, un anno dopo
Sei confronti PlanetScope tra la metà di agosto 2025 e la metà di agosto 2026, dal Tagliamento alla laguna di Grado, per un contributo pubblicato dal Messaggero Veneto
di Piero Boccardo
Il Messaggero Veneto ha pubblicato il 20 agosto 2026 un confronto satellitare sulla siccità in Friuli Venezia Giulia, realizzato con immagini PlanetScope in collaborazione con Piero Boccardo del Politecnico di Torino: un anno segnato da ondate di calore interrotte da temporali violenti, con precipitazioni che “arrivano ma non riescono a rinforzare i nostri fiumi”. Come sintetizza il titolo del giornale, “da Spilimbergo a Manzano, le campagne hanno sete”.
Questo contributo raccoglie sei confronti PlanetScope tra il 14 e il 16 agosto 2025 e il 16 agosto 2026, dal medio corso del Tagliamento fino alla pianura friulana e alla costa, da Udine e Palmanova fino a Monfalcone e alla laguna di Grado: un’ulteriore estensione territoriale dello stesso esercizio già condotto sul bacino del Po e sul Piave nell’estate 2026 (si vedano “Il Po, un anno dopo” e “Il Piave, un anno dopo”), qui applicata al Friuli Venezia Giulia, colpito dalla stessa stagione siccitosa. Muovi la barra verticale su ogni immagine per vedere il prima e il dopo.
Dal Tagliamento alla pianura friulana
Figura 1 — Spilimbergo, 16 agosto 2025 / 16 agosto 2026. Il Tagliamento nei pressi di Spilimbergo, con il suo caratteristico alveo ghiaioso a canali intrecciati, tra i più ampi d’Europa. La geometria del letto fluviale resta simile nelle due date, ma il colore dei terreni agricoli sulle due sponde vira in modo netto: dal mosaico verde del 2025 a un’estesa prevalenza di campi bruni e asciutti nel 2026. Fonte: Planet Labs PBC.
Figura 2 — Manzano, 14 agosto 2025 / 16 agosto 2026. Più a est, nell’area del Judrio tra i vigneti e i campi del Manzanese, il confronto mostra lo stesso cambiamento cromatico: il mosaico agricolo, misto tra verde e bruno nel 2025, appare un anno dopo dominato da tonalità brune, segno di una vegetazione sofferente e di terreni molto più asciutti. Fonte: Planet Labs PBC.
Figura 3 — Udine, 14 agosto 2025 / 16 agosto 2026. Nella campagna che circonda il capoluogo friulano il cambiamento è tra i più netti della serie: l’edificato di Udine resta identico, ma i campi che nel 2025 formavano un mosaico prevalentemente verde appaiono nel 2026 quasi ovunque bruni, e anche il corso d’acqua che attraversa l’immagine si presenta più stretto e con un letto ghiaioso più esposto. Fonte: Planet Labs PBC.
Figura 4 — Palmanova, 16 agosto 2025 / 16 agosto 2026. La caratteristica fortezza stellata resta ovviamente identica, ma la campagna che la circonda cambia colore in modo marcato: dal mosaico verde e bruno del 2025 a una campagna quasi interamente bruna nel 2026, con il corso d’acqua visibile a destra ridotto a un sottile filo tra ampie barre ghiaiose scoperte. Fonte: Planet Labs PBC.
Verso la costa: da Monfalcone alla laguna di Grado
Figura 5 — Monfalcone, 16 agosto 2025 / 16 agosto 2026. Il tratto costiero presso l’aeroporto di Ronchi dei Legionari, con il corso d’acqua che scende verso il mare: nel 2025 alcune nubi sparse coprono parzialmente i campi a nord-ovest, ma dove il confronto è possibile emerge lo stesso schema visto più a monte, con i terreni agricoli che virano dal verde al bruno e il letto del corso d’acqua più scoperto nel 2026. Fonte: Planet Labs PBC.
Figura 6 — Grado, 16 agosto 2025 / 16 agosto 2026. L’ultimo confronto della serie si sposta sulla laguna di Grado, alla foce del sistema Isonzo-Aussa-Corno: qui il segnale della siccità è meno immediato che nei campi coltivati, perché la morfologia di canali, barene e isole lagunari resta sostanzialmente la stessa nelle due date. Il cambiamento più leggibile riguarda ancora una volta i coltivi nell’angolo nord-orientale dell’immagine, più bruni nel 2026. Fonte: Planet Labs PBC.
Fonti: Messaggero Veneto, “Un anno di siccità cambia i colori del Friuli Venezia Giulia: il prima e il dopo con le immagini satellitari” (20 agosto 2026); analisi PlanetScope realizzata in collaborazione con Piero Boccardo, Politecnico di Torino.