Linkiesta

Le piste che hanno cambiato bandiera

Come l'Africa Corps russo si insedia, una pista per volta, nei presidi lasciati da Francia e Stati Uniti

di Piero Boccardo

In poco più di due anni, tre paesi del Sahel — Mali, Burkina Faso, Niger — hanno espulso la Francia, fatto chiudere la missione delle Nazioni Unite, allontanato gli Stati Uniti e fondato un’alleanza militare regionale, l’AES, formalmente uscita dall’ECOWAS nel gennaio 2024. Lo spazio fisico lasciato vuoto — basi, piste, hangar, depositi — non è restato vuoto a lungo. A occuparlo, in tempi rapidissimi, è stata l’Africa Corps russa, l’erede istituzionale di Wagner sotto la direzione del GRU dopo la morte di Yevgeny Prigozhin nell’agosto 2023.

L’avanzata si vede dall’alto. I satelliti commerciali ad alta risoluzione, in particolare la flotta SkySat e Pelican di Planet, fotografano periodicamente le installazioni militari della regione, e il confronto tra immagini scattate a distanza di mesi rende leggibile, pista per pista, la sostituzione in corso.

Camp Castor, aeroporto di Gao, Mali — situazione recente

Camp Castor, aeroporto di Gao (Mali). Era una delle principali basi della missione MINUSMA delle Nazioni Unite, gestita da contingenti tedeschi e olandesi fino alla chiusura formale a fine 2023. Nell’immagine recente si riconoscono il perimetro fortificato, le aree logistiche occidentale e meridionale, gli edifici a due piani con tetti grigi tipici dei prefabbricati riadattati, e la pista in pieno servizio. — Planet Labs

Camp Castor, aeroporto di Gao — situazione precedente

Stesso sito, alcuni mesi prima. Il confronto rende visibile la riorganizzazione dell’area: nuovi shelter, prefabbricati spostati o aggiunti, piazzole di stoccaggio modificate. Sono i segni dell’avvicendamento fra il contingente ONU in uscita e la presenza congiunta FAMa-Africa Corps che ha preso possesso del sito a inizio 2024. — Planet Labs

A cinque chilometri a nord-ovest del centro di Gao, Camp Castor è il caso-scuola dell’OSINT sul Sahel: documentato per anni dai ricercatori olandesi del PAX e dal collettivo Bellingcat, è oggi una delle principali piattaforme operative russe nel paese, da cui partono missioni nelle regioni di Ménaka e Kidal contro i gruppi del CSP-DPA tuareg e del JNIM.

Più a sud, a Niamey, capitale del Niger, la giunta del generale Tchiani ha mandato via i militari francesi nell’autunno 2023 e quelli americani fra l’aprile e il luglio del 2024. La Air Base 101, accanto all’aeroporto civile, è da anni il principale hub aereo militare del paese.

Niamey, area aeroportuale — situazione recente

Niamey, area aeroportuale. Nella metà alta dell’immagine la pista commerciale Diori Hamani; in basso a destra il complesso della Air Base 101, riconoscibile dai quattro apron quadrati simmetrici tipici del lay-out dei caccia di stanza in regione. Da queste piazzole partivano i Mirage 2000 francesi fino al 2023 e i Reaper americani fino al 2024. — Planet Labs

Niamey, area aeroportuale — situazione precedente

Stesso settore qualche mese prima. La differenza visibile più rilevante è la ricomparsa di shelter mobili e di nuovi raggruppamenti logistici lungo i bordi degli apron militari, compatibili con un avvicendamento operativo. — Planet Labs

Il caso più impressionante, però, è cinquecento chilometri a nord-est, nel deserto del Ténéré, dove gli Stati Uniti avevano costruito ex novo la più grande base aerea americana costruita in Africa Subsahariana del XXI secolo: la Air Base 201 di Agadez, dedicata alla sorveglianza con droni Reaper di tutto il Sahel centrale. Costo stimato: oltre 110 milioni di dollari. Operatività: meno di otto anni. Evacuata fra l’aprile e il luglio del 2024.

Air Base 201, Agadez, Niger — situazione recente

Air Base 201, Agadez (Niger). La pista principale, lunga circa 2.000 metri, e una pista parallela secondaria, costruita per esercitazioni e back-up. Sull’apron a sud sono visibili velivoli parcheggiati, segno di una qualche forma di attività operativa. — Planet Labs

Air Base 201, Agadez — situazione precedente

Stessa AB201 in una scena precedente. L’apron a sud appare significativamente più vuoto: è la differenza fra una base in piena operatività e una base in fase di dismissione, oppure di nuovo arrivo. — Planet Labs

Sul cosa effettivamente vola, oggi, da Agadez, le ipotesi degli analisti vanno dal tasking limitato della Force Aérienne du Niger alla presenza di asset turchi (Bayraktar TB2 e Akinci, già in servizio in Mali e Burkina) e a sporadica presenza russa. È esattamente il tipo di domanda a cui un’immagine SkySat o Pelican ad alta risoluzione, ripetuta su base settimanale, può rispondere meglio di qualsiasi comunicato ufficiale.

L’asse Sahel-RCA è il vero quartier generale africano del sistema russo. La Repubblica Centrafricana ospita Wagner — oggi Africa Corps — dal 2018, in cambio di concessioni minerarie aurifere e diamantifere e della difesa fisica del regime di Faustin-Archange Touadéra.

Berengo, Repubblica Centrafricana — centro di addestramento Africa Corps

Berengo, settanta chilometri a sud di Bangui. Era la residenza del dittatore Bokassa: una città-palazzo costruita negli anni Settanta e poi abbandonata. Dal 2018 è centro di addestramento per il personale Wagner, oggi Africa Corps. Si riconoscono gli edifici originari e, a destra, la pista d’atterraggio allungata e ripavimentata negli ultimi anni. — Planet SkySat, acquisizione 4 febbraio 2026

Camp Béal, Bangui — quartier generale Africa Corps

Camp Béal, Bangui. Quartier generale dell’Africa Corps in Africa centrale, situato in un quartiere residenziale del centro città. Si riconoscono gli edifici principali del comando, l’area logistica, e il campo sportivo a est, riadattato a piazzale di addestramento. — Planet Labs

Camp Béal, Bangui — acquisizione precedente

Stesso sito in un’acquisizione precedente, a risoluzione PlanetScope (3–5 metri), che pur con minor dettaglio mostra come il perimetro del campo e la sua densità edilizia siano cresciuti negli ultimi anni. — Planet Labs

La cartografia di queste nove immagini delinea un sistema. Non un’occupazione militare nel senso classico — Africa Corps è ridotta in numeri, qualche migliaio di uomini in tutto il continente — ma una rete di piattaforme essenziali: un aeroporto a Gao, uno a Niamey, uno ad Agadez, due basi a Bangui e Berengo. Da questi punti si muovono addestratori, consiglieri, intelligence, e talvolta operazioni dirette. Dietro, un sistema di pagamento in concessioni minerarie aurifere e di legname, che sostiene economicamente il dispiegamento.

Per chi osserva dall’alto, il dato saliente è semplice. Dopo la chiusura di MINUSMA e l’espulsione di Francia e Stati Uniti, sul terreno non restano osservatori internazionali. Quello che vediamo di queste basi viene dall’orbita, e quasi esclusivamente da costellazioni commerciali. Una scelta di trasparenza per default, fatta dieci anni fa da una manciata di aziende e di agenzie spaziali, oggi tiene aperta sul Sahel una finestra che senza di loro sarebbe già chiusa.